Assaggi d'Italia: lumachine di mare

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Proseguiamo con la nostra nuova e speciale rubrica, che vi permetterà di fare un viaggio tra i sapori d'Italia, oltre che tra i ricordi che i piatti tipici di ciascuna regione hanno il potere di evocare in chi ce li racconta.
Il vostro biglietto sarà il gusto, il “mezzo di trasporto” la lettura. Pronti per partire?

Il viaggio continua nella nostra bellissima terra, caratterizzata dal sapore inconfondibile degli arrosticini e delle pallotte casc e ov e dagli assaggi della tradizione: l'Abruzzo.

Oggi, dunque, si gioca in casa: la nostra prossima tappa è Pescara (PE), la terra di Giulia, che ce la racconta attraverso un piatto dal sapore indimenticabile, tanto da rimanere impresso nella mente e sulle papille gustative, nonostante siano passati parecchi anni dall'ultimo assaggio.

"Si tratta delle lumachine di mare, che solo mia nonna cucinava e anche molto raramente. L'ultima volta che ho mangiato questo piatto è stata forse oltre 10 anni fa: non si tratta di una ricetta semplice, ma la ricordo particolarmente perché la prima volta che ho visto le lumache, quando avevo circa 8 anni, erano in un grosso tegame, immerse nel sughetto, e la prima impressione che mi hanno fatto è stata di disgusto."

Ma, a volte, la prima impressione non è quella giusta. E poi, non si può sempre giudicare dall'apparenza: utilizzando al meglio tutti i sensi e, in particolare, quello del gusto, un piatto apparentemente non appetitoso si rivela non solo buonissimo, ma anche...un gioco.

"Mangiare le lumachine era davvero divertente: prenderle, così piccole, con l'aiuto dello stuzzicadenti era come un gioco. Con i miei cugini mi divertivo molto: facevamo a gara a chi ne mangiava di più e a chi riusciva a prenderle, perché scivolavano facilmente."

Mostrare e far trovare l'aspetto ludico in ogni piatto pare sia una delle missioni principali di qualsiasi cuoco che si rispetti: con gli occhi di un bambino, poi, il gioco è ancora più facile, tanto da far riuscire a rimanere vivo il ricordo negli anni, anche sul palato.

"Mi stanno particolarmente a cuore perché avevano un gusto che non ho più ritrovato in nessun altro piatto, e perché, nonostante la consistenza viscida e strana, il sapore è talmente buono che riesco a ricordarlo ancora, dopo tutti gli anni che sono passati: sa di mare, ma non di pesce, e il sughetto gli dà quel tocco speciale."

Speciale come la terra d'origine e le onde di ricordi che affiorano, riuscendo sempre a stampare il sorriso sulle labbra e l'acquolina in bocca.

"Questo piatto mi fa venire in mente l'infanzia, perché da quel momento non le ho più mangiate, forse per la lunga ed elaborata preparazione che richiedono, ma non posso negare che ne mangerei un bel piatto proprio adesso!"

Anche questo assaggio d'Italia e d'Abruzzo si conclude qui. Ma è solo la quindicesima tappa del nostro viaggio: continuate a seguirci e correte a fare il prossimo biglietto!

Chiara Pirani

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